Cuffie, Cuffiette e Cuffie al C****

Sono fermamente convinto che le persone che come me sento la musica con cuffie spesse e che li estraneano completamente dal mondo, sono tutti dei possibili psicopatici.

C’è differenza tra chi ascolta la musica condividendola con tutti, attraverso lo stereo della propria auto, oppure come si faceva nei primi anni novanta con un impianto sulla spalla che elargiva onde sonore anche a tutto le persone nel raggio di 90metri e chi come me si è comprato delle cuffie con il sistema quiet così da non sentire nemmeno il proprio respiro.

Zerocalcare ci dedicò uno dei sui blog a questo dilemma ormai filosofico ed istiruzionale e con sagacia ed eloquenza ha sviolinato che secondo lui il fatto di poter condividere e quindi socializzare è un passo fondamentale per la generazione umana, ed io sono pienamente d’accordo con lui ma quando mi chiedevano una cuffia sul treno mettevo musica oscena così non me l’avrebbero più chiesta.

In primis io ne fare una questione di igene, sapete quanti e quali sono i germi che si annidano negli orecchi dei vostri compagni di scuola, amici o colleghi? vi rendete conto che rimettere un auricolare prestato senza lavarlo è come dare una bella strofinata con la bocca sotto l’ascella di chi vi sta di fronte? (ad alcuni potrebbe piacere ma è un altro tipo di problema).

In seconda battutta, io ad esempio nel mia psicolabilità sono un tipo che non riesce a vedere un film in compagnia, se non lo ha già visto prima degli altri, perchè inizio a fare facce prima che arrivi la scena importante e non riesco a trattenere gli occhi da fare su e giù quando qualche personaggio dice una bugia o una grande verità, facendo capire a chi è accanto a me quello che sta succedendo prima del tempo. Non sono una bella persona nemmeno se il film non lo ho mai visto, sono rari i casi in cui sto completamente in silenzio e non sono piacevole nemmeno da muto. Nel musica è peggio, non sono un grande intenditore, anzi, conosco meta della meta delle band che un ragazzo di 28 anni dovrebbe conoscere, mi piace la musica folk americana ma non ricordo nemmeno un nome di un cantante folk. Sono perennemente attratto dalla musica hip hop ma mi sento troppo bianco e troppo benestante a volte per comprenderla fino in fondo. Mi lascio trasportare spesso dal Rock ma è talmente vasto che il commerciale rimane nella mia mente in prima linea e quando gli altri snocciolano Band dopo Band un repertorio da Guinness World Record io mi ritrovo all’angolo a pensare “ma questo è Eddi Vedder o i Perl jam?”.

Tornando a noi non sono un estimatore, ma la musica la prendo sul personale e visto che non in tutti ha lo stesso effetto (in nessuno in pratica) io mi trovo spiazzato quando qualcuno interpreta il mondo che mi sta suonando nel cervello con un altra lettura. Io di solito ascolto musica triste quando sono al massimo della mia vita, quella incazzata di prima mattina, quella incoraggiante prima di andare a dormire con una lacrima che mi passa da occhio a guancia a collo. Come posso spiegare che condividere quella musica con qualcun altro sarebbe deprimente?

Lasciando stare la qualità, sapete le cuffie sono due e sono state create per due orecchie, per una persona sola però, quindi senza ombra di dubbio uno dei due ascoltatori, che si sono divisi delle cuffie, ascolteranno male, il brano che scorre all’interno dei cavi, anzi lo sentiranno male tutti e due. Perchè fare questo? Ascoltare della musica a metà oppure mancante non ha nessun significato, o mi sbaglio? Se in una cuffia si sente di più il basso e nell’altra no, stiamo vivendo una situazione di disagio sia orecchio sinistro che orecchio destro.

Sono fermamente convinto che le persone che come me ascoltano la musica con cuffie spesse, quiet, sono dei possibili psicopatici perchè sono gli unici ad evere il coraggio di non essere ipocriti, di non aver paura di ascolatare quello che vogliono e come lo vogliono, non hanno paura di ascoltare nemmeno se stessi, anzi anelano a quel momento, in cui potranno essere soli con la purezza della loro musica ( di merda o no ) e dei loro pensieri.

Prendendosi un colpo ogni volta che qualcuno gli appoggia una mano sulla spalla.

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