Creme e Meringhe. (Radio Zulu 10-08)

Teoricamente cadiamo spesso, cerchiamo di accaparrare, le riflessioni  si fanno nebbiose, arranchiamo con le mani che si aprono varchi nelle perplessità, sentiamo l’odore del sangue anche da lontano, riusciamo a sentire il sapore della belligeranza, dei vaffanculo e della voglia di prendersela con qualcuno, sembriamo tutti angeli, con frasi belle e contorte dimostriamo di saper usare il rimario, ma non il cervello, quando fermeremo questo scempio, quando faremo di nuovo poesia?

Non perderò altro tempo farò muovere tutto, le gomme della macchina si spostano, il moto continua, usciamo e poi rientriamo, quando il tempo ci unisce alle rughe cerchiamo di frenare, mobilitiamo anche Dio per darci una mano a non fare nulla per noi stessi.

Conoscevo Elisa, si spostava in Jaguar, moriva di noia ad ogni ricevimento, faceva finta di non divertirsi con nulla, “i risultati si aprono e si chiudono come le porte” diceva sempre, era una ricercatrice cercava tesori nelle tasche chiuse, riusciva a farsi aprire i caveau delle ville più belle solo annoiandosi, era come un uovo fabergé, con tanti vezzi su ogni lato, ma nessuno vedeva che dentro non c’era nulla, solo la sete di chi è stato nel deserto ad aspettare che passasse finalmente l’acqua.

Ritornare e ritrovarsi, sognare di parlare, cadere, raggiungere, toccare, ripensare, ritrovarsi di nuovo, tuffarsi, aspettare e ricominciare, sembrerebbe lo spazio, ma lo trovo così colorato, altro che fragile, l’aria non c’è proprio siamo fatti di altro, ci raggiungiamo, traghettiamo e poi ritroviamo ancora una volta.

Parte con un tonfo rimane poi spiaggiata a tre chilometri da me, regalandomi il tempo di andarla a recuperare, dirigermi senza che nessuno me lo dica verso di lei. Corro spostando gli scogli, aggrappandomi alla sabbia, molle acqua costruita o roccia sgretolata diluita con una bustina di Xanax per calmare il mare. La raggiungo correndo, pulsando, dall’alto verso il basso.

Ho trovato una tenda che era dispersa, dentro avevo lasciato i miei ricordi, ora li posso lasciare liberi e isolati nel mondo.

Controlliamo il telecomando, riduciamo la potenza, diluiamo la frequenza, non sentiamo la corrente che passa, ci frazioniamo, gambe, petto, ansia e testa, la rendiamo mediocre questa cazzo di vita, la ridicolizziamo pensando che si debba parlare d’amore quando scriviamo, o di quando sia bello il mare in dicembre, saprei abbozzare libri con il rimario a fianco ma trovo più sensuale calare le mutande tutte le volte.

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