Discovery Carbonio

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Come si possono sintetizzare dei giorni, come le molecole, è difficile accendere un macchinario per ridurre a segni digitali quello che ho visto e sentito in un mese di lavoro.

Con successo riesco solo ora a stringere fili con le mani e delimitare un aerea asciutta dove appoggiare tutto e capire come si è svolto, dove ho nascosto le parole per descrivere, quali bauli devo continuare ad aprire.

“Si spalancano spesso le porte, nel verso del vento, come e quando sia possibile girare i pomelli, strati di notti ad ascoltare, ridurre il volume e rendere perfetto il momento”

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Ho deciso che è veramente ora di parlare di Carbonio, del fatto che assomigli molto ad una macedonia, con tanti ingredienti, un pò dolci e un pò aspri che però messi insieme, creano varchi nel gusto e si fanno accettare come buoni e ben digeribili, quasi un consiglio per tutti.

Carbonio è Cresciuto in un cortile, in mezzo alle idee e alle rivelazioni che piano piano si facevano sempre più reali, fino al punto in cui il progetto si è schiantato con la realtà e ha creato una massa reale di problematiche “tecniche” da affrontare, ma insieme la forza per poterle affrontare.

“Nel disordine continuare a trovare oggetti, anche quelle che non ti aspetti, accendere i microfoni, le telecamere e non mandare in onda nulla, aspettare le persone, senza complimenti, aprire le braccia a ciò che non conosciamo bene eppure vediamo tutte le volte”

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La forza di affrontarle è tutta di Ornella Pappini, dell’azienda e i suoi dipendenti, di Romina Guidelli, coordinatrice di tutto l’evento e degli artisti che con grandissima cura hanno partecipato, mescolandosi tra zucchero e serate lunghe, frastuoni di produzione e tagli laser, con tutto lo Staff e la produzione tecnica dell’azienda.

Un altro punto che vorrei affrontare è proprio questo, la parola “azienda” e “fabbrica”, la differenza c’è e come, anche se la lingua italiana li propone come sinonimi, gli da essa stessa una connotazione diversa, per non considerare il gergo comune e la naturale inclinazione delle parole. L’azienda è un’insieme di persone fisiche, che creano qualcosa, sia esso fisico o no. La fabbrica riporta un pò ad una concezione di padrone e lavoratori che non si può accostare cosi facilmente alla King Box, dove tutti abbiamo lavorato insieme, per uno scopo fisico e soprattutto morale.

“Non si capisce bene da dove tira il vento ad una certa altezza, ci sono cave che si muovono per chilometri all’interno, arrivano alle radici, Carbonio ovunque, sotto varie forme, ci fa da casa, da passatempo e da chiesa”

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Carbonio è e cerca di essere un’anomalia, una variazione, un circolo poco compreso all’inizio ma pieno di respiro appena lo si conosce nel modo giusto, ho detto parecchie volte “no, non è un intervento su una fabbrica abbandonata” “no, non è per non buttarla giù” proprio perché alla base si è fatto qualcosa di unico, almeno nel genere, si è abbracciati tutti lo stesso tronco d’albero, abbiamo sentito passarne la linfa all’interno, non abbia usato i suoi rami secchi, ma abbiamo agganciato i copertoni ai suoi rami più resistenti, ci siamo presi le bestemmie e i “mi piace”, quelli veri, detti occhi negli occhi.

“Quando la musica rallenta e poi sale, durante la notte, viene ascoltata allo stesso modo da tutti, siamo noi nell’elaborazione del relativo, che la ricordiamo come uno scempio, come elemosina o detrito di stella, è la nostra elaborazione a renderci noi.”

Brogi7

Carbonio ha cambiato un po’ l’ordine, per questo molte persone si sono trovate spiazzate, “ma appena finito le imbiancate?” “ma rimarranno veramente così per sempre”, non lo so, anzi penso di no, perché intervenire su un muro in pieno uso, vuol dire vederlo vivere, modificarsi con il tempo, esporlo alle lavorazioni, al sole, alle intemperie dell’azienda, tutto si modificherà, si modificheranno anche gli animi, ma resteranno le linee, le indicazioni, la promessa, senza retorica e senza stare a raccontare i retroscena, degli incompetenti ci si scorda presto, rimangono solo le estensioni dei cuori che ci interessano, quelli che si sono davvero spinti al di là del muro, dietro al legno, al cartone. Moriremo e rinasceremo sempre, sui muri, dietro e davanti, come il cartone subiremo variazioni per vite intere, senza mai perdere il nostro senso, il sapore, i ricordi.

Si lanciano le sfere, scoppiano, si mimetizzano, ma è molto importante lanciarle.

“Melanzane, panini veloci, chiamate, neri non abbastanza neri, fermi, vaffanculo, Ao, riflessioni, cartoni, letti, colla, mani, scope, spostamenti, caffè, birra, tenero, musica, fatica, magliette abbandonate a loro stesse, voci spezzate, urla di “street art”, orari troppo pendenti all’infinito. Canzoni che parlano di parole”

Seguiranno Blog.

Su ogni artista.

Partecipante.

Infine ringraziamo ancora tutti gli artisti intervenuti

Julieta XLF – Gomez – Matteo Brogi – Saviols – Violetta Carpino – Piskv – Trasformazioni Urbane

e me 😉

non mi era mai successo di ringraziarmi da solo.

p.s.

Per le foto dei ragazzi del live, stiamo montando i lavori nel corridoio appena abbiamo finito caricherò tutte le foto relative 🙂

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Info e ufficio stampa

Romina Guidelli – rominaguidelli@hotmail.it – +39 349520241

a.DNA project – adna.collective@gmail.com – +39 3401649020

Ph. Studio Fotografico Wonderland

Ph. Daniele Paolini

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