Deviazione Quarta (Imbottigliare)

Sorrento

Non è facile imbottigliare un pensiero, esprime un concetto con le parole a forgiare il significato, come fiamme creatrici, invece che Caronti traghettatori. Sono rilevanti e affascinanti i contrapposti del tempo, dove incontri ragazzi di ventitré anni che conosco “quasi tutto” (come dice lui) sulle birre, ed il suo capo che quando si inizia ad assaggiare ci dice “ragazzi ora inizia la vostra serata io vado a dormire infatti”, questi contrapposti, in un borgo di pura pietra, con amici che inneggiano al cambiamento, assomiglia ad un liquido fluido, che scende sulla strada in pendenza, infilandosi nelle intercapedini, modificando il passaggio di tutti, assomiglia all’abbraccio di un fiume calmo, ad una riva che sbuca quando pensavi di essere al centro dell’oceano. Non è facile macellare un odio e martellare la carne della rabbia, ma ci proviamo lo stesso, chiusi in macchina con chilometri che asciugano il sudore della strada, ma non il tuo, raddrizzano le curve, ma non la tua schiena, strade chiuse, moto atterra, litigi e calori, ma arrivi, mentre sei inestimabilmente un poeta, un circumnavigatore di regolamenti, un boicottatore del navigatore, che però poi lo deve accendere per forza, nella rabbia noi stiamo fermi, al centro dello stagno, immobili, a cercare un significato al vortice che abbiamo sopra, sul cruscotto si alza il vento del campo di fronte e porta fronde con foglie su di te e poi scompare, nella rabbia ci freghiamo il posto, ci inondiamo il fegato, ci elargiamo complimenti che non meritiamo e mazze che non vogliamo usare, nella rabbia giochiamo a non esserci, a non far parte di noi stessi nella ragione, ti dispiaci solo da lontano che tutti debbano assistere. Non è facile imbottigliare la Rabbia, ma renderla sterile si, ti guardi intorno e girando con il dito ad occhi chiusi puoi contare, quanto sei alto, il tuo peso, chi è tuo figlio e chi tua sorella, dove sono i tuoi cani, tua moglie quanto ti ama, girando puoi contare quanto spazio c’è tra un albero e la montagna accanto a casa, quanto ami stare con i tuoi amici, i pini, i giorni, i libri, le stole, il fragore dei fuochi d’artificio e poi capisci, che stai ridendo, come un cretino, mentre giri, e senti che gli altri ridono di te e con te, con  discrezione riapri gli occhi e cerchi di stare in piedi, i conti fanno questo effetto, racconti una storia, c’è la trasformazione, e tu non ti sei accorto di quanto sei stato scemo a non capirlo prima, che bastava avere tutto con te. E’ difficile calibrare un discorso, farlo diventare  diplomatico e fotografico, ci si può provare, come quando io esprimo il mio dispiacere per come sono, divido il pane della realtà con gli altri e li invito a magiare con me delle mie perdizioni, con le mi lettere, il mio voler esprimere, con la mia sincerità. Me ne accorgo in mezzo al cinema di come crollo, di come  sono vestito, di come il circola il frastuono, inonda le stanze vuote, dei film che parlano della droga, quella vera e della morte quella vera, come i racconti di mio padre di quando i suoi amici giravano con la pistola e come giocavano a mettere stronzi dentro le macchine, la verità di cui parla Italo Svevo, la puerilità di cui parlo io, regalasi cuore e polmoni, svendesi, cancro e freschezza, realtà e religione, con una sola compravendita possiamo ammobiliare un corpo e un anima, fatti anche abbastanza bene, come il porto di Sorrento in estate, con i suoi tedeschi e i suoi guai, ma con un cumulo di fascino sul braccio destro, attraverso un pescatore notturno, modifichiamo l’odore del posto, lo scafo della barca con il suo Chaf, il finestrino di una macchina che scende, per far veder meglio il mondo ad un bambino, che apprezza il cielo e la scogliera, ama la pizza e disgusta il gelato.

pescatore

E’ difficile imbarcare acqua, quando sei affondato, ci sono pressioni che non possiamo sopportare, come porti che non possiamo vivere abbastanza per capirli, come l’amore tra fratelli e il disgusto di avere lo stesso padre e la stessa madre, macchie sul comodino di un albergo significa sporco, ma anche vita, girandole che diventano pistole, coltelli e botte, sono un circolo di tango che sopravvive alle discoteche, sono un calice di birra spillato bene, con il giusto luppolo, per mantenere, per discutere ancora un ora di parchimetro, amo queste cazzo di ZTL, bisognerebbe farne anche per tenere alla lontana i coglioni, quando ti diverti, per poter tornare la sera dopo e ricominciare il giro, la cantina, ciao sono Matteo, questa birra è fantastica, buonanotte, a domani.

Gaeta

 

 

 

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Matteo Written by:

10 Comments

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